sabato 25 aprile 2009

Vergogna!

Di Giovanni non so molto. La sua storia l'ho seguita attraverso due cari amici, ma leggere quello che segue mi ha veramente indignato.....
Mamma di Treviso accusa: Bimbo allattato col sondino l'hotel non lo accetta....
Le negano ospitalità in hotel dove aveva chiesto di poter dare il latte al suo bambino attraverso un sondino. E’ Monica Iannaccone, mamma di Giovanni, neonato venuto a mancare il 12 marzo, a raccontare cosa è accaduto nell’hotel «Il Cardo» a San Vito di Cadore. «Mi hanno detto che non era il caso, consigliandomi di chiedere al bar vicino alla seggiovia», dice Monica che ha deciso di denunciare il fatto. L’episodio risale a metà febbraio, un mese prima che il piccolo Giovanni Lodovico morisse. Aveva 8 mesi quando, insieme alla mamma, è stato bloccato alle porte dell’albergo senza poter avere la pappa in un posto caldo e accogliente. Monica, 34 anni, il marito Antonio Favaro, imprenditore di 45 anni, e la figlia maggiore si trovavano a San Vito domenica 15 febbraio. La figlia infatti frequentava il corso di sci organizzato dallo Sci Club di Treviso in collaborazione con la Scuola Antelao di San Vito, proprio sulla pista vicina all’albergo, dove fra l’altro la famiglia Favaro, residente a Treviso, aveva soggiornato qualche week-end prima. Non si trattava, dunque, neppure di persone totalmente sconosciute al personale dell’albergo. «Attendevo il rientro della mia famiglia - racconta Monica - quando intorno a mezzogiorno con Giovanni sul passeggino, sono entrata nell’albergo per chiedere alla reception se potevo avere la disponibilità di un angolino per allattarlo. Ho spiegato che si alimentava attraverso un sondino naso-gastrico semplicemente stando seduto sul passeggino». Giovanni infatti soffriva di Sma di tipo 1, l’atrofia muscolare spinale, una malattia genetica che colpisce le cellule nervose destinate al controllo dei movimenti dei muscoli volontari. Il piccolo aveva difficoltà di deglutizione e masticazione del cibo e per questo aveva bisogno di un sondino. La risposta dell’impiegata alla reception lascia però di stucco la mamma di Giovanni che si sente dire: «Eh...no, non credo proprio sia il caso...sa per i clienti...». Racconta Monica: «Mi ha detto di chiedere al bar vicino alla seggiovia. Ci sono rimasta di sasso». Madre e figlio alla fine hanno trovato un rifugio: la proprio auto con il riscaldamento acceso. Non propriamente l’ideale, visto il freddo dell’inverno appena trascorso e soprattutto in cosiderazione che si trattava di un neonato per di più malato. In macchina Monica ha comunque potuto finalmente dare il latte al suo piccolo. Giovanni è venuto a mancare il 12 marzo scorso, a soli 9 mesi, per complicazioni dovute alla malattia. E’ stato ricoverato all’Hospice pediatrico di Padova. «Lì ho trovato un ambiente di persone eccezionali», dice mamma Monica, «diametralmente opposto al clima di quell’albergo». Perché Monica ha deciso di raccontare adesso questa sua storia? «Perché forse questo potrà aiutare bambini come Giovanni e i loro genitori a non sentirsi mai rifiutati dall’ignoranza delle persone, anche se non mi aiuterà ad uscire dall’abisso in cui sono. Non cerco nulla, soltanto rispetto». Parla di un malinteso invece la titolare dell’hotel, Patrizia Del Favero: «Possiamo solo pensare che sia stato uno spiacevolissimo equivoco. E’ vero che i servizi dell’albergo non sono a completa disposizione dei non ospiti, ma è anche vero che non è mai stato negato l’accesso a tutti coloro che ne avessero avuto bisogno. Mai ci saremmo sognati di negare l’uso di una sala a un bambino». Un malinteso su cui dice di voler andare fino in fondo: «Indagheremo su quanto accaduto».
TREVISO (24 aprile) - Voleva allattare in un posto caldo il suo bambino (gravemente malato) con il sondino naso-gastrico, ma l'hotel di montagna le ha rifiutato l'uso di una sala, sostenendo che «...non era il caso». Protagonista della vicenda un'impiegata trevigiana di 34 anni, che si è decisa a raccontare il fatto a un quotidiano locale quando ormai il suo bambino, Giovanni, non c'è più. Il piccolo, affetto da atrofia muscolare spiane, è morto a 8 mesi d'età il 12 marzo scorso. Monica, questo il nome della mamma, si trovava nel febbraio scorso in vacanza con la famiglia sulle piste di sci di San Vito di Cadore (Belluno). Mentre aspettava il rientro dalle piste di figlia e marito, aveva provato a chiedere ad un albergo vicino di poter allattare con il sondino Giovanni, in un saletta al caldo. «Non credo sia il caso... sa, per i clienti...» racconta di essersi sentita rispondere alla reception, dove l'hanno indirizzata verso un bar poco distante agli impianti. La donna si era poi rifugiata nella propria auto. Oggi la titolare dell'albergo di San Vito parla di «un disguido», chiede scusa e annuncia che indagherà per accertare come sono andati i fatti.

4 commenti:

Marika ha detto...

Forse io sono stata una delle prime a sapere di questa triste vicenda, Monica me l'ha raccontata la sera dell' 11 Marzo... mi fa piacere che sia riuscita ad andare a fondo di questa vicenda. Avevi ragione tu Monica, tua mamma me l'aveva detto, Giovanni ha aspettato Giada prima di volare in cielo. Non è un caso che il destino ci ha fatti incontrare poche ore prima che la nostra vita fosse segnata dalla stessa data. Vi ho pensato tante volte... Marika,la mamma di Giada

Anonimo ha detto...

Beh...non può consolare, ma io sono due anni che lotto contro queste discriminazioni. Negli stabilimenti balneari privati non ci vogliono, imbarazza un bimbo che viene aspirato e alimentato via peg, a scuola di mia figlia dare la pagella fuori orario perchè mi andavano via le infermiere è stato considerato un "precendente" da non ripetere, sono stata licenziata solo perchè ho chiesto la riduzione di orario da 8 a 6 ore prevista per la legge 104.... Sono due anni e mezzo che sebastiano vive, da quando la sua SMA1 è evidente, cioè due anni, veniamo continuamente "discriminati"... è il rovescio della medaglia di avere un bambino malato.e perdere il lavoro è molto peggio che venire mandati via da un locale,cosa a cui ormai ci siamo abituati...
un bacio la mamma di Sebastiano

Marina ha detto...

gli stabilimenti balneari non sono privati e devono accogliere tutti , altrimenti su segnalazione possino vedersi ritirare la licenza, è un tuo diritto entrare , pagare il dovuto e alimentare tuo figlio come necessario , andiamo avanti determinate , marina

nathan ha detto...

...la vicenda si è conclusa con le scuse della proprietaria e con il ritiro della denuncia da parte della mamma di Giovanni.